La pallacanestro, conosciuta anche come basket, abbreviazione del termine inglese basketball, è uno sport di squadra in cui due squadre di cinque giocatori ciascuna si affrontano per segnare con un pallone nel canestro avversario, secondo una serie di regole prefissate.
È nato e si è sviluppato negli Stati Uniti d’America nel 1891, grazie all’idea di James Naismith[1], medico, insegnante di educazione fisica canadese. Dalla fine del XIX secolo, la pallacanestro si è diffusa in tutto il mondo, grazie all’attività di propaganda della Federazione Internazionale Pallacanestro, fondata nel 1932[2]. È uno sport olimpico dalla IX Olimpiade, che si tenne a Berlino nel 1936[3
La pallavolo, o volley (forma abbreviata dell’inglese volleyball) è uno sport giocato da due squadre con un pallone su un terreno di gioco rettangolare diviso da una rete.
Oltre a quella propriamente detta, ci sono differenti versioni del gioco adottabili per permettere di giocare in specifiche circostanze, e da esso sono derivate altre specialità, che possono avere regole simili, ma non identiche, quali il Beach Volley, il Footvolley o il Park Volley.
È presente nel programma dei Giochi olimpici estivi dal 1964. È uno degli sport più praticati a livello scolastico.
Già nell’antichità esistevano giochi con la palla che possono essere considerati i predecessori della pallavolo. I Romani, per esempio, eseguivano esercizi con la palla a scopo di divertimento e svago: la palla veniva colpita con la mano aperta, palmo rivolto verso l’alto. In Italia una specie di pallavolo era giocata nel Medioevo e le sue origini possono essere ricercate addirittura in antichi giochi greci e romani. In Germania fu introdotto nel 1893 un gioco chiamato Faustball, ma il merito della costruzione della pallavolo in forma moderna, nata ufficialmente nel 1895, va riconosciuto a William Morgan, istruttore di educazione fisica presso un college dell’YMCA di Holyoke, nel Massachusetts (USA).
In effetti si possono trovare similitudini fra la Faustball e il gioco ideato da Morgan; è anche vero che differivano in alcune caratteristiche di base: nella Faustball, per esempio, la palla poteva toccare il terreno anche due volte, mentre nella versione di Morgan la palla doveva essere giocata al volo. Il 6 febbraio 1895 Morgan radunò alcuni insegnanti nel college di Springfield per la dimostrazione di un nuovo sport, da lui chiamato Minonette (da minon, micio, che era stato il nome di un gioco con la palla praticato da nobili e dame due secoli prima in Francia). Con l’aiuto di due squadre composte da 5 membri, tra cui il Sindaco e il comandante dei Vigili del fuoco di Holyoke, avvenne il battesimo di un nuovo gioco sportivo con caratteristiche profondamente diverse dagli altri sport in voga a quel tempo.
Una caratteristica peculiare era quella di non prevedere il contatto fisico tra i partecipanti, per cui la destrezza, la prontezza dei riflessi, la capacità di concentrazione e l’agilità prendevano il posto della qualità fino ad allora primaria nelle attività sportive: la forza. La minonette era quindi destinata ad atleti non più massicci e pesanti, bensì agili, con una buona elevazione, capaci di destreggiarsi nel gioco acrobatico. Fu però Alfred T. Halstead, il 6 febbraio del 1895, a cambiare il nome di minonette, un po’ troppo femminile, in Volleyball (letteralmente palla sparata). Egli riuscì ad imporre questo sport nei college YMCA sparsi un po’ in tutti gli Stati Uniti. Due anni dopo la pallavolo si praticava anche nella maggior parte dell’America del Sud (Brasile, Argentina, Uruguay). Nel 1898 la pallavolo giunse a Manila, nelle Filippine, grazie a un insegnante di educazione fisica americano; proprio ai filippini viene attribuita l’invenzione della “schiacciata”. In Cina e in Giappone ottenne un successo strabiliante. In Europa arrivò durante la prima guerra mondiale. Per un lungo periodo è stata giocata in due modi differenti: all’occidentale e all’orientale, con la cosiddetta regola dei tre tocchi. Nel 1938 venne introdotto un fondamentale che rivoluzionò il modo di giocare: il «muro». furono soprattutto i paesi dell’Est che lo utilizzarono con sistematicità. Nel 1947 i rappresentanti di 15 federazioni si ritrovarono a Parigi e crearono la Federazione Internazionale di Volleyball (FIVB). Nello stesso anno in Italia fu creata la FIPAV ( Federazione Italiana Pallavolo). Nel 1949 si disputò il primo campionato del mondo, ma solo nel 1964, ai Giochi di Tokyo, la pallavolo entrò a far parte degli sport olimpici. Nel 1958 abbiamo l’introduzione del bagher o “scavatrice”.
Il calcio è uno sport di squadra nel quale si affrontano due squadre composte ciascuna da undici giocatori usando un pallone sferico all’interno di un campo di gioco rettangolare con due porte. Il gioco è regolamentato da una serie di norme codificate e il suo obiettivo è quello di segnare più punti (detti gol o reti) dell’avversario, facendo passare il pallone fra i pali della porta avversaria.
È sport olimpico dalla II Olimpiade moderna e la semplicità delle sue regole, il fatto che non richieda attrezzature speciali e l’estrema adattabilità a ogni situazione lo hanno reso uno sport popolarissimo, praticato in tutto il mondo.[2]
Di origine arcaica, la sua affermazione moderna e codificata si ebbe in Inghilterra, nella seconda metà del XIX secolo e da allora si diffuse dapprima nel resto d’Europa e in Sud America e poi in tutto il mondo.
La competizione calcistica più importante è il Campionato mondiale di calcio, che si disputa ogni quattro anni sotto l’egida della FIFA, il massimo organismo calcistico mondiale. Si tratta dell’evento sportivo più seguito in assoluto.[3][4][5][6]
Giuseppa Gaetana Ferreri, detta Giusy (Palermo, 17 aprile 1979), è una cantante italiana.
Nel 2008 iniziò il suo successo, quando prese parte alla Prima edizione italiana del talent show X Factor nel quale arrivò seconda. È stata confrontata a Nina Simone, Bessie Smith ed Amy Winehouse per la sua voce personale ed insolita. Tra il 2008 e il 2009 ha venduto circa 900.000 copie con il suo primo EP e l’album di debutto.
Laura Pausini (Faenza, 16 maggio 1974) è una cantante e cantautrice italiana.
Ha raggiunto la notorietà nel 1993 con la vittoria nella categoria Nuove Proposte al Festival di Sanremo[1].
Nel corso della sua carriera ha cantato anche in spagnolo, portoghese, inglese e francese.
È una delle più popolari cantanti italiane e risulta attualmente la più famosa a livello internazionale, soprattutto in America Latina e in Europa. Nel novembre 2005 ha vinto il Latin Grammy Award, per miglior album Pop femminile con Escucha.
A partire dal suo terzo album, Le cose che vivi, Laura scrive i testi delle sue canzoni in coppia con il suo fedelissimo co-autore Cheope (figlio del paroliere Mogol) e talvolta con altri autori.
In data 8 febbraio 2006 le è stato assegnato il Grammy Award (riconoscimento musicale internazionale considerato equivalente ai premi Oscar cinematografici), per miglior album Pop latino dell’anno con Escucha.
L’8 novembre 2007 ha vinto il secondo Latin Grammy Award della sua carriera per miglior album Pop femminile con Yo canto.
Il 5 novembre 2009 ha vinto per la terza volta il Latin Grammy Award per miglior album pop femminile con Primavera anticipada.
Nel 2006 è stata insignita del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana[2].
In tutta la sua carriera ha venduto 40 milioni di dischi.[3]
La famiglia di Tiziano Ferro, composta dalla madre Giuliana, casalinga, dal padre Sergio, geometra e dal fratello minore Flavio di 11 anni più piccolo, come molte altre dell’Agro pontino, è di origine veneta (in particolare del paese di Cavarzere, in provincia di Venezia). [1]
All’età di 5 anni riceve come regalo di Natale una tastierina giocattolo:[2] è il suo primo incontro con la musica. Inizia fin da piccolissimo a scrivere le prime canzoni, compone con mezzi molto semplici le varie basi e le “incide” con un registratore. Due di queste brevi canzoni scritte all’età di sette anni, sono state poi inserite al termine dell’album Nessuno è solo.
Tiziano attraversa un’adolescenza difficile: è timido, viene spesso emarginato dai compagni di classe, soffre di bulimia con conseguente sovrappeso (arriverà a pesare centoundici chili). Trova uno sfogo nella musica e inizia a partecipare a corsi privati di chitarra, canto, pianoforte, batteria.
Nel 1996, all’età di sedici anni, entra nel Coro Gospel di Latina, dove si appassiona alle atmosfere e ai ritmi della musica nera americana, e successivamente, tra il 1996 e il 1997, partecipa ad un corso a distanza per doppiatore cinematografico e inizia a collaborare come speaker per alcune radio locali della sua città (Musica Radio e Radio Luna).
Partecipa come concorrente alla trasmissione televisiva Caccia alla frase su Italia 1, dove il conduttore Peppe Quintale gli permette di esibirsi per qualche minuto, salvo poi liquidarlo con una battuta sprezzante circa le sue possibilità di diventare cantante. [1]
Ha fatto inoltre esperienze di pianobar in vari pub e locali pontini con il proprio gruppo, i Q4, proponendo cover di black music, e con le gare amatoriali di karaoke. Nel 1997 si iscrive all’Accademia della Canzone di Sanremo, con l’intenzione di partecipare al successivo Festival di Sanremo 1998, ma viene scartato alle prime selezioni.
Ritenta nel 1999 con il brano Quando ritornerai (oggi considerata la sua prima canzone ufficiale e pubblicata nel CD dedicato alla rassegna), entrando fra i 12 finalisti, ma senza aggiudicarsi uno dei 3 posti che garantivano l’ammissione all’edizione seguente del Festival. Nello stesso anno canta con il gruppo rap A.T.P.C. il brano Sulla mia pelle, presente nell’album Anima e corpo.
Superato l’esame di Stato al liceo scientifico Ettore Maiorana di Latina con un voto di 55/60,[3] partecipa in quell’estate alla tournée del gruppo rap Sottotono come corista. Il suo futuro da cantante resta però molto incerto: Tiziano decide, allora, d’iscriversi alla facoltà d’Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma; poco dopo passerà a Scienze della comunicazione. Nel 2000 scrive il testo di Angelo mio, versione italiana del brano Angel of Mine della cantante Monica.
Il film racconta la storia di Sole (Cristiana Capotondi), studentessa universitaria affogata nella routine giornaliera e in profondo conflitto con la madre (Anna Galiena), e del suo insolito incontro con Pierpaolo (Ludovico Fremont), il quale subito s’innamora di lei e la inserisce nel gruppo di writers notturni di cui fa parte, i Civil Disobedience. Sole, affascinata da quel mondo libero e ribelle, fuori dai quartieri alti della “Roma bene”, timidamente partecipa ai loro raid riprendendo il tutto con una telecamera. Presto però s’innamora di Alex (Primo Reggiani), ragazzo chiuso ed introverso che ricambia i sentimenti della ragazza, ma poiché l’amico Pierpaolo sta facendo di tutto per conquistarla, preferisce rinunciare a lei al fine di salvare una forte amicizia. Un giorno però i ZTK (che sta per "Zozzamo Tutto Kuanto"), gruppo di taggers rivale ai Civil Disobedience, riescono a graffitare con la loro sigla il cofano di una macchina della polizia senza che gli agenti al suo interno se ne accorgano; a quel punto, per tenere alto il nome della loro comitiva, i Civil Disobedience decidono di cimentarsi in un’impresa ancora più ardua: imbrattare il treno personale di un noto politico. Non solo non riescono nella loro impresa, ma Pierpaolo scopre anche Alex e Sole baciarsi accucciati all’interno del vagone di un treno. Mentre il gruppo tenta di scappare dalla polizia che li insegue, il pulmino sul quale si trovano rimane incastrato tra i binari e non ne vuole sapere di ripartire; tutto sembra non poter andare peggio quando si sente il rumore di un treno in avvicinamento. Prontamente ragazzi scendono dal pulmino e si allontanano dai binari, ma Pierpaolo, sentendosi tradito dal migliore amico e avendo perduto la ragazza che ama, rimane immobile, seduto sul sedile posteriore. Gli si avvicina allora Alex che, come prova di grande amicizia, decide di rimanergli accanto sino alla morte. I due alla fine, riconciliatisi, se la caveranno con qualche osso rotto, e Pierpaolo riuscirà finalmente ad accettare l’amore tra Sole ed Alex..
Il tutto condito dai problemi e dalle paure di adolescenti che si sentono dimenticati ed abbandonati nella periferia di Roma, che giocano col fuoco tentando di trovare la loro identità e che con rabbia e sincerità gridano al mondo che, dopotutto, ci sono anche loro.
In un finale alternativo, Pierpaolo e Alex non si salvano dall'incidente… A loro è dedicato un murales che li ricorda e che dice che i loro sogni continueranno negli spray degli autori del murales. Alla fine, Sole se li ricorda con l'aiuto anche di tutti i video che ha realizzato con loro.
Sono trascorsi circa due anni dagli eventi narrati nel precedente episodio ed il lettore assiste al ritorno a Roma del protagonista, Step, il quale ha trascorso questo periodo a New York, in una sorta di esilio volontario dovuto ad una serie di situazioni emotive problematiche, quali la fine della travolgente storia d’amore con l’ex fidanzata Babi, la tragica morte del migliore amico ed il conflittuale rapporto con la madre.
Ad aprire nuove prospettive per l’amareggiato Step è l’incontro con Gin (diminutivo di Ginevra), una ragazza bella e decisa, con un piglio totalmente opposto rispetto allo snobismo di Babi; inizia così, da un banale incontro presso un benzinaio, un’appassionata storia d’amore tra i due. Tuttavia quando, invitato ad una festa da un vecchio amico, il ragazzo si ritrova faccia a faccia con l’intrigante Babi, tutta la situazione sembra nuovamente in bilico. Tentando di riprendersi dalla sorpresa, Step si lascia andare all’alcol e ai ricordi nostalgici dei momenti passati con lei, con la ragazza dolce e innocente che una volta gli era così vicina. Tuttavia molte cose sono cambiate durante il tempo trascorso, tra cui lo stesso approccio di Babi, più sfacciata e sicura di sé, tanto da trascinarlo via, conducendolo nei pressi di una spiaggia. Lì, sotto la pioggia, comincia addirittura a provocarlo; lui in un primo momento è entusiasta, subito dopo, però, pensando a Gin, vorrebbe tirarsi indietro, anche se Babi, ormai distesa su di lui, glielo impedisce. Al termine delle effusioni, Babi, con fare impassibile, gli annuncia il suo imminente matrimonio e finalmente Step si rende conto che i cambiamenti di Babi sono stati talmente radicali da snaturare il loro rapporto, di cui non rimane altro che il ricordo, il ricordo di quell’amore dolce e tenero che lo aveva fatto volare tre metri sopra il cielo. A questo punto Step, sentendosi colpevole, decide di confessare il suo tradimento a Gin, implorandone il perdono, mandandole addirittura un mazzo di rose rosse con al centro una rosa bianca, in segno di scuse, ottenendo, tuttavia, solo un deciso rifiuto. Nel frattempo il giovane viene a conoscenza di nuovi retroscena su Gin e sul loro primo, casuale incontro. Infatti, leggendo il diario di lei, scopre che la ragazza era perdutamente innamorata di lui, lo amava addirittura a distanza, quando ancora Step frequentava Babi, senza che lui se ne fosse minimamente reso conto. Ad esasperare la situazione contribuisce il lutto per la morte della madre di Step, la quale era diventata anche buona amica di Gin; all’incontro durante il funerale, i due amanti non si scambiano una sola parola, visto che Gin, nonostante sia profondamente affranta, ritiene prematuro perdonare il tradimento di Step. Il libro termina con l’immagine del giovane che scrive su tutto il muro di fronte alla casa dell’innamorata: Ho voglia di te.
La vicenda si snoda in un background a cavallo fra la Roma per bene di una scuola femminile e di ricche feste private, e la periferia delle risse e delle gare clandestine. Gli opposti che s’incontrano e s’innamorano sono Babi, studentessa modello di 18 anni, e Stefano Mancini (Step), teppista modello di 19.
Inizialmente, dall’incontro davanti la scuola di lei alla prima entrata nel mondo nascosto delle corse clandestine da parte di Babi, lei non ne vuole sapere di avere un rapporto, se non di inimicizia, con Step. In effetti, la prima volta che si sono parlati è stato ad una festa cui Step e i suoi amici partecipano da “guastatori”. In questa occasione step conosce anche il fidanzato di Babi e conquista quella che scopriamo essere la sua seconda denuncia picchiandolo. Sarà proprio Babi a fare in seguito il nome di Step, giurandogli di volerlo denunciare. Dopo giorni trascorsi a marinare la scuola, a mentire ai genitori e a divertirsi tra pericolose corse clandestine in moto, i due vivranno una bellissima storia d’amore, fino a diventare l’uno dipendente dall’altra. Babi con Step scopre l’amore, e dopo la morte di Pollo, il migliore amico di Step e anche il ragazzo della migliore amica di Babi, Pallina, i due si separeranno, continuando ugualmente ad amarsi senza confini.
Intanto nasce una relazione fra i migliori amici dei protagonisti, Pollo e Pallina, che contribuisce ad avvicinare Step e Babi, passando per una gara clandestina di moto alla Serra e un rave-party, durante il quale i due si scambiano un primo bacio e danno così inizio alla loro tormentata storia d’amore.
Le differenze fra i protagonisti costituiscono inizialmente un saldo collante per la loro storia: i due si vedono sempre più spesso, anche a costo di sacrificare alcune lezioni, e proprio in una delle tante giornate passate con Step, Babi offre al ragazzo la sua verginità nel castello dei suoi sogni,dove lui la conduce, portandolo “almeno tre metri sopra il cielo”. Tuttavia la differente estrazione sociale col tempo riveste un peso sempre maggiore e i due litigano spesso, portando avanti per alcuni mesi una storia fatta di alti e bassi, di continui tira e molla.
La rottura definitiva arriva in seguito alla morte di Pollo in una delle tante gare clandestine. Step non ha nulla a che fare con l’incidente, ma per Babi si tratta di una tale doccia fredda che decide di non avere più nulla a che fare con lui e il mondo del rischio e dell’illegalità. Il film si conclude con un salto temporale di sei mesi: Pallina che non riesce a dimenticare Pollo e Step che non riesce a dimenticare Babi, la quale intanto è tornata alla sua vita di sempre ed esce con un suo vicino di casa.